Villa Rufolo, il gioiello di Ravello

Lontano dalla vivace vita della Costiera Amalfitana e caratterizzata da una pace insolita, si sviluppa Ravello, con le sue piccole strade che salgono, le magnifiche architetture in perfetto stile arabo-siciliano ed i rigogliosi giardini che ricordano il suo glorioso passato quando, nel massimo splendore, era la regina dei commerci con la Sicilia ed il Levante.

Era il Duecento e la popolazione di Ravello era di gran lunga superiore a quella attuale.

La sua bellezza ha ispirato artisti e scrittori, da Boccaccio che la ricorda in una novella, a Richard Wagner che vi abitò identificando il giardino di Villa Rufolo con quello di una delle sue opere, il Parsifal.

Come forse già saprai, proprio in suo onore, questo magnifico borgo si anima a luglio grazie ad un serie di concerti e manifestazioni che hanno luogo con il magnifico scenario della Costiera.
Se visiti Ravello non puoi esimerti dal fare un giro proprio presso Villa Rufolo, fra i luoghi simbolo di questa cittadina.

La torre quadrata in piazza del Vescovado ti da il benvenuto in questo complesso di costruzioni, poste a picco sul mare, realizzata fra il XIII ed il XIV secolo, tradendo la sua ispirazione islamica. Gli ambienti più belli sono il giardino che, abbellito da piante esotiche, si affaccia sulla Costiera e sulla Chiesa dell’Annunziata, posta in basso ed il cortile che somiglia ad un chiostro.

Villa Rufolo, però, ha alle sue spalle una lunga storia che andremo a scoprire.

La storia di Villa Rufolo

La famiglia Rufolo di Ravello è stata fra le dinastie più in vista e potente della città per circa due secoli. Di antichissime origini, sembra derivassero dai Rufo, una gens romana cui appartenne Publio Rutilio Rufo, console romano nel 105 a.C. che pare avesse dei possedimenti con una villa proprio lungo la Costiera.

In epoca medievale essi rappresentarono la potenza economica di Ravello, ma poi a causa della loro posizione a favore degli Angioini, andarono incontro ad una rapida decadenza verso la fine del Duecento. Naturalmente fu proprio nel periodo del loro massimo splendore che realizzarono una villa grandiosa e ricca che fosse in grado di testimoniare lo status sociale di questa potente famiglia.
Qui fu ospitato anche Papa Adriano nel 1156 ed anche Boccaccio con ogni probabilità conobbe la villa e vi soggiornò, tanto da descriverla in una novella.

La fortuna di Ravello fu legata a quella della Repubblica Marinara di Amalfi, così come quella della famiglia Rufolo, che si arricchì grazie ai numerosi commerci, soprattutto del frumento, insieme alla famiglia Della Marra coni quali divennero arbitri delle dogane di Trani e Barletta.

Si deve a Nicola Rufolo il grande sviluppo architettonico avvenuto nel XIII secolo a Ravello ed a Giovinazzo, in provincia di Bari.
Proprio qui egli fece edificare un’imponente masseria presso la quale veniva prodotto olio che poi era venduto ovunque. In questo periodo Nicola si dedicò più che altro alla gestione economica di un regno che ormai era sempre più nel caos.

Con la decadenza di Amalfi anche i commerci, soprattutto con l’Oriente, cominciarono a diventare meno proficui e ne seguì la progressiva rovina dei Rufolo; la villa passò di proprietà ai Confalone, ai Muscettola e poi ai D’Afflitto di Scala.
Nel frattempo, però, l’edificio aveva subito gravi danni tant’è che agli inizi dell’Ottocento era praticamente in rovina e poco o niente era rimasto della bellezza del passato.

Fu un nobile scozzese, Sir Francis Nevile Reid, che nonostante il suo stato di abbandono decise di acquistare ugualmente la villa facendola totalmente restaurare per riportare alla luce il suo antico splendore. Grazie a lui si deve la realizzazione del giardino ed il rifacimento delle terrazze, ma alla sua morte gli eredi fecero di nuovo cadere in rovina gli edifici.
Solo nel 1974 l’Ente Provinciale del Turismo di Salerno ne acquistò una parte e dal 2007 la gestione è stata affidata alla Fondazione Ravello che si è assunta l’onere di restaurare il monumento.

Cosa custodisce Villa Rufolo: segreti e tesori

Si deve all’intervento di Reid se oggi puoi ammirare ancora Villa Rufolo in tutta la sua bellezza e godere della vista che si ha dai giardini.
Grazie all’intervento dell’EPT, però, sono stati portati alla luce antichi ambienti andati perduti nel corso dei secoli per via dell’incuria cui è stata lasciata la villa.

Durante le varie campagne di scavo sono stati rinvenuti frammenti di ceramica non solo riconducibili al XIII secolo, ma anche più antichi, attribuibili all’epoca romana, particolare che confermerebbe le lontane origini della famiglia.
I reperti trovati e la ricostruzione di alcuni ambienti hanno dimostrato come i commerci con l’Africa e l’Oriente avessero contribuito a rendere la villa particolarmente preziosa, con la presenza di suppellettili di vario genere ed un’architettura molto simile a quella araba.

Cosa vedere a Villa Rufolo

La torre all’ingresso ti accoglie non appena entri nella villa; la sua funzione fin dall’origine non è mai stata difensiva, ma solo ornamentale.
Essa si presenta possente ed ornata di archi sostenuti da colonnine, con una bella cupola ad ombrello. Il portale ha forma ogivale tipicamente gotico ed è abbellito da listerelle di tufo policromo e colonnine in terracotta; sui quattro lati si trovano delle statue che raffigurano le 4 stagioni.

Dopo che avrai oltrepassato l’ingresso ti troverai a percorrere un viale circondato da cipressi e tigli, che ti condurrà al chiostro Moresco, fra le aree più suggestive del complesso monumentale. Soffermati ad ammirare le colonnine che si susseguono sulla parte frontale, gli archi ed i fregi in cotto.

Uscito dal cortile, attraverso una scalinata giungi alla Torre Maggiore, probabilmente la parte più antica del complesso, che si erge per 30 metri ed è suddivisa in tre piani.
Originariamente essa rappresentava la potenza della famiglia Rufolo e da essa la vista spaziava lontano, dal mare alla montagna.

Nel giardino si trova la Sala dei Cavalieri, un tempo collegata alla Torre con una serie di ambienti ormai andati completamente distrutti.
La vera bellezza però è quella dei Giardini così sapientemente ricreati da Reid e nei quali puoi ritrovare tutto il romanticismo tipico dell’Ottocento, che stregò persino il grande compositore Wagner.
Esso, noto anche come Giardino dell’Anima, si sviluppa su due livelli. Intorno al Pozzo, in particolare, puoi ammirare rovine piante rare ed alberi d’alto fusto che contribuiscono a creare un ambiente quasi fiabesco.

Lungo il lato nord dei Giardini si trova la Balnea, un tempo area dedicata alle terme e riportata alla luce grazie agli scavi archeologici.
Poco più in là puoi notare il Bagno Turco con i resti delle antiche canalizzazioni.
Raggiungendo la parte più in basso di tutto il complesso, si trovano le stanze inferiori della residenza ed il colonnato che regge il Chiostro, sul cui lato oggi si trova lo spazio dedicato al Teatro.

Passeggiando per Villa Rufolo, inoltre, potrai ammirare la Sala da Pranzo, caratterizzata da una bella volta a crociera sostenuta da colonne e la Cappella che ospita numerosi avvenimenti nel corso dell’anno.

Le manifestazioni oggi a Villa Rufolo

La ristrutturazione e la rivalutazione del complesso monumentale di Villa Rufolo ha reso possibile non solo visitarla in tutta la sua bellezza, ma anche organizzare degli eventi artistici che l’hanno resa famosa in tutto il mondo.

Nel corso dell’anno e specialmente in estate ogni ambiente ospita numerose mostre ed è anche possibile affittarla per celebrare il proprio matrimonio, in una cornice senza ombra di dubbio molto esclusiva.

Lo splendido Belvedere di Villa Rufolo, poi, fa da cornice all’ormai irrinunciabile Ravello Festival, kermess musicale che ogni anno rinnova lo stretto legame fra questo borgo e la musica.
Si tratta della più antica rassegna italiana dopo quella fiorentina.

Il programma, sempre molto ricco e vario, prevede concerti di musica sinfonica e da camera, incontri letterari, proiezioni e mostre.

Puoi visitare Villa Rufolo dal lunedì alla domenica dalle ore 9 alle ore 20.

Non resta di augurarti una splendida visita di Villa Rufolo e di Ravello tra storia e natura.

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